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Le clausole di stile: nulla va lasciato al caso e nulla va scritto per caso

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Ci sono clausole che troviamo ripetute nei vari contratti pressoché con identica formulazione. Questo ci conforta quantomeno sull’opportunità di inserirle, per cui ce le teniamo strette e continuiamo a scriverle in ogni nuovo contratto. Ma facciamo davvero bene?

Premessa

In tutti i contratti vi è un contenuto “minimo” rappresentato dalla indicazione i) delle parti e ii) delle prestazioni che ciascuna di esse si impegna ad eseguire.

A seconda, poi, della natura giuridica dei contraenti, della loro volontà di approntare al rapporto una disciplina quanto più particolareggiata e ad hoc, della tipologia e del valore economico delle prestazioni convenute, ci troveremo di fronte a contratti che necessitano e prevedono (o almeno dovrebbero prevedere) una regolamentazione più o meno ampia e articolata.

Mi riferisco, ad esempio, all’inserimento di una disciplina specifica per il caso di inadempimento; di scioglimento del vincolo contrattuale per ragioni diverse dall’inadempimento; alla previsione di garanzie a tutela di una o di entrambe le parti; alle modalità di gestione delle eventuali situazioni di criticità e di conflittualità tra le parti.

Talvolta, poi, nei contratti si rinviene una parte denominata “premessa” che non regolamenta il rapporto contrattuale ma ne agevola l’interpretazione e magari anche le modalità di esecuzione in quanto le parti vi esplicitano le ragioni e le finalità che le hanno determinate a convenire l’accordo. 

I contratti, quindi, vuoi per necessità vuoi per la volontà delle parti vuoi per entrambi questi motivi, possono risultare più o meno corposi.

La clausola deve avere un contenuto giuridicamente rilevante

Nel contratto è importante scrivere ciò che è rilevante ai fini della regolamentazione del rapporto giuridico, della sua interpretazione e della sua esecuzione. La clausola che non assolve ad una di queste funzioni rischia non solo di essere inutile e di appesantire il documento, ma persino di essere di pregiudizio alle parti.

Capita, però, sovente di ritrovare inserite nei contratti clausole che non hanno alcun contenuto giuridico né sotto il profilo della disciplina del rapporto né al fine della sua interpretazione e/o esecuzione.

Sono queste le clausole di stile.

Le clausole di stile

Le clausole di stile hanno la forma di vere e proprie condizioni, disposizioni contrattuali, ma hanno un contenuto talmente generico e indeterminato da essere prive di qualsiasi significato giuridico.

Non solo.

Sono clausole che si riportano nei contratti esattamente con la stessa identica formulazione: sono quindi standard.

Inoltre, poiché il loro inserimento nel contratto avviene per mera prassi, manca un confronto tra le parti sul loro contenuto e sulla loro formulazione.

E quindi, se non hanno un contenuto giuridico e non sono riconducibili alla volontà delle parti, a che cosa servono?

La spiegazione che si rinviene, in dottrina e in giurisprudenza, è quella di inserirle nei contratti per colmare eventuali omissioni.

Potremmo essere quindi indotti a ritenere che si tratti di clausole innocue, che non alterano l’equilibrio contrattuale ed anzi pongono al riparo le parti dal rischio di dimenticanze.

La copiosa giurisprudenza chiamata a pronunciarsi su contenziosi originati dalla presenza nel contratto di queste clausole ci dovrebbe però mettere sull’attenti e farci comprendere che non sono affatto disposizioni neutre.

Al contrario esse possono provocare l’errata convinzione circa la sussistenza di un diritto a favore di una parte e di un corrispondente obbligo a carico dell’altra. Di qui l’insorgenza di liti circa la loro efficacia giuridica.

In concreto

Vediamo, attraverso qualche esempio concreto, quali sono le clausole di stile più diffuse e cerchiamo di valutare se il loro inserimento nel contratto rischia di essere un inutile azzardo oppure può avere una qualche utilità.

Le clausole di stile si ritrovano soprattutto nei contratti di compravendita immobiliare:

La compravendita è fatta con ogni inerente diritto”; “La compravendita comprende i connessi diritti, accessori e pertinenze”; “La compravendita avviene nello stato di fatto e di diritto in cui il bene si trova”; “Il bene viene compravenduto libero da pesi, canoni, vincoli ed oneri pregiudizievoli”; “Il bene è compravenduto franco e libero da pesi, così come in loco”; “Sono a carico del compratore le imposte di qualunque natura e specie derivanti dal contratto”; “L’immobile è venduto a corpo e non a misura”.

Costituisce clausola di stile anche la clausola risolutiva espressa redatta in maniera generica, con riferimento cioè, non già ad una specifica inadempienza, ma alla violazione di una qualsiasi delle obbligazioni previste nel contratto.

Leggendole si è indotti a ritenere che se per errore o dimenticanza fosse sfuggito qualcosa, attraverso questa clausola si potrebbe colmare la lacuna.

Ma è proprio così? Al bisogno, queste clausole possono essere invocate e sono efficaci?

La questione non è di poco conto perché, ad esempio, facendo affidamento sulla operatività di una di queste clausole, una parte potrebbe aver rinunciato all’inserimento di un’altra clausola più specifica e dettagliata oppure potrebbe essersi determinata a concludere il contratto a certe condizioni anziché ad altre.

Il rischio è così quello di rimanere sprovvisti di una tutela se la clausola poi non operasse.   

La giurisprudenza ha chiarito che le clausole come quelle sopra elencate, caratterizzate da ripetitività e standardizzazione linguistica e del contenuto, non possono essere considerate come realmente volute dai contraenti.

Sono clausole che si esauriscono in espressioni generiche, indefinite, ampie, indeterminate. Completano l’atto, ma solo formalmente.

Laddove invocate, sarebbero invece inidonee ad integrare il contratto: la loro genericità ed indeterminatezza impedirebbe infatti di individuare in esse un concreto contenuto volitivo dei contraenti.

Sono quindi di mero stile e pertanto nulle.

Si potrebbe ora disquisire circa il fatto che la loro sia una inefficacia di diritto e non occorra, quindi, dare la prova dell’assenza della volontà delle parti oppure che faccia capo a colui che intende sottrarsi agli effetti di questa clausola l’onere di provare che sia di mero stile.

Ma il problema va risolto a monte: il contratto va redatto di modo che esso non contenga clausole giuridicamente vuote.

Suggerimenti utili

Ecco alcuni utili suggerimenti per sgombrare il campo dal rischio di fraintendimenti circa il significato e l’efficacia delle singole clausole (nulla viene lasciato al caso e nulla è scritto per caso), per contenere il rischio di contenziosi e agevola il lavoro dell’interprete (giudice, ma anche arbitro, mediatore o lo stesso avvocato in caso di procedimento di negoziazione) nel ricostruire l’effettiva volontà delle parti:

le clausole standard possono essere prese a modello ma vanno personalizzate. Non ci si può quindi limitare ad un copia e incolla. Così, ad esempio, se le parti di una compravendita hanno fissato un prezzo di vendita particolarmente contenuto a fronte dell’impegno del compratore di assumersi l’onere e il rischio di pagare tutte le imposte legate al contratto, non potranno limitarsi a scrivere “Sono a carico del compratore le imposte di qualunque natura e specie derivanti dal contratto” ma dovranno stabilire un collegamento tra questo contenuto e l’accordo sul prezzo.

  • le clausole standard possono essere prese a modello ma vanno personalizzate. Non ci si può quindi limitare ad un copia e incolla. Così, ad esempio, se le parti di una compravendita hanno fissato un prezzo di vendita particolarmente contenuto a fronte dell’impegno del compratore di assumersi l’onere e il rischio di pagare tutte le imposte legate al contratto, non potranno limitarsi a scrivere “Sono a carico del compratore le imposte di qualunque natura e specie derivanti dal contratto” ma dovranno stabilire un collegamento tra questo contenuto e l’accordo sul prezzo.
  • circostanziare l’evento o gli eventi il cui verificarsi fa operare la clausola: se si lasciano indefiniti e generici non sarà possibile individuarli. E’ il caso, ad esempio, della clausola risolutiva espressa: occorre individuare esattamente le violazioni che possono provocare la risoluzione.
  • se si decide di inserire una clausola volutamente generica che soccorra in caso di dimenticanza delle parti o di oggettiva impossibilità di fare una elencazione esaustiva, sarà opportuno dare atto nel contratto di questo intendimento.
  • stabilire sempre un collegamento tra le clausole e tra queste e il caso concreto che devono disciplinare.
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