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Il tempo è denaro: norme a tutela del credito

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Il prezzo del ritardo

È proprio di qualche giorno fa la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze che stabilisce allo zero per cento per il periodo dal 1° gennaio al 30 giugno 2021 il tasso di riferimento degli interessi da applicare a favore del creditore per il caso di ritardo dei pagamenti nelle transazioni commerciali.

Tale misura è in vigore a far data dal luglio 2016 sicché, da allora, il tasso di mora è dell’8%.

Il ritardo è inadempimento

Nella percezione comune c’è inadempimento quando manca l’adempimento nel senso che la prestazione dovuta non viene resa.

L’inadempimento, invece, c’è anche quando taluno ritarda l’adempimento rispetto ad un termine prefissato o concordato dalle parti del contratto.

Si tratta di un inadempimento parziale dal momento che esso si posiziona in quel lasso di tempo che intercorre tra la data di scadenza dell’obbligazione ed il momento in cui l’inadempimento diventa definitivo e cioè quando il debitore può ancora adempiere ma, appunto, in ritardo.

Il ritardo può essere irrilevante e non dar luogo ad alcuna conseguenza.

Se però, il creditore della prestazione chiede l’adempimento in modo formale, si ha la mora del debitore.

Il debitore costituito in mora è responsabile del ritardo verso il creditore che va quindi risarcito.

Il decreto legislativo 9 ottobre 2002 n. 231

Questa normativa disciplina la responsabilità del debitore che ritardi il pagamento del corrispettivo in una transazione commerciale.

Per transazioni commerciali devono intendersi i contratti tra imprese e/o tra professionisti o tra imprese o professionisti e pubbliche amministrazioni che comportano in via esclusiva o prevalente la consegna di merci o la prestazione di servizi contro il pagamento di un prezzo.

A quali soggetti si applica?

Per quanto qui interessa, il citato decreto si riferisce ai contratti B2B ricomprendenti ogni soggetto che esercita attività economica organizzata o una libera professione. Sono quindi compresi oltre alla grande azienda, il piccolo artigiano, l’impresa agricola, il commerciante, i professionisti iscritti ad albi o collegi (come gli avvocati, i commercialisti, i geometri) ma anche quelli non regolamentati che prestano servizi oppure opere a favore di terzi e la cui attività sia esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale. 

A quali contratti si applica?

Il decreto si applica ai contratti che prevedono la consegna di merci o la prestazione di servizi in via esclusiva o prevalente.

Vi rientra perciò, pacificamente, il commercio di beni materiali così come l’erogazione di prestazioni professionali.

Qualche dubbio può sorgere quando la merce è un bene immateriale come un’invenzione o uno strumento finanziario.

Sicuramente, non rientrano nel campo di applicazione di questa normativa le prestazioni corrispettive legate ad un contratto di leasing ovvero alla dazione di somme a titolo di risarcimento del danno o a titolo di ripetizione dell’indebito.

Nemmeno vi rientra il debito non pagato quando non è qualificabile come corrispettivo. E’ ciò che accade per la dazione di caparre o cauzioni ovvero per quelle somme esposte in fatture per soli interessi o rimborso anticipazioni.

Termini di pagamento

Il creditore deve essere pagato, di regola, entro 30 giorni.

In particolare:

  • entro 30 giorni da quando il debitore ha ricevuto la fattura o documento equivalente;
  • entro 30 giorni da quando il debitore ha ricevuto le merci o la prestazione di servizi quando non è certa la data di ricevimento della fattura o del documento equivalente;
  • entro 30 giorni da quando il debitore ha ricevuto le merci o la prestazione di servizi quando la data di ricevimento della fattura o del documento equivalente è anteriore ad essa;
  • entro 30 giorni da quando il debitore ha accettato o verificato la conformità di merci o servizi alle previsioni contrattuali qualora lo stesso riceva la fattura o documento equivalente in epoca non successiva a tale data.

Tra imprese si possono pattuire termini di pagamento superiori.

Se, tuttavia, il termine supera i 60 giorni, esso non deve risultare particolarmente iniquo per il creditore e deve essere pattuito espressamente. La relativa clausola deve essere provata per iscritto.

I profili di responsabilità del debitore

Obbligo a pagare l’interesse legale di mora

Il creditore ha diritto alla corresponsione degli interessi moratori sull’importo dovuto con decorrenza dal giorno successivo alla scadenza del termine per il pagamento.

Essi possono essere di due tipi:

  1. legali di mora
  2. convenzionali cioè concordati tra le parti nel contratto (nel rispetto dei limiti stabiliti dalla legge)

La decorrenza è automatica perché non è necessaria la messa in mora.

Base di calcolo

Gli interessi moratori vanno calcolati su tutta la somma dovuta entro il termine legale o contrattuale.

Tale somma comprende non solo la sorte capitale ma anche: le imposte, i dazi, le tasse e gli oneri applicabili indicati nella fattura o nel documento equivalente e quindi l’IVA, le spese di imballaggio e di trasporto, gli importi contributivi dovuti al professionista, i rimborsi di anticipazioni e di spese generali.

Attenzione: l’interesse di mora è un interesse semplice perciò non produce a sua volta interessi e non entra mai a far parte del capitale come base di calcolo.

Il calcolo va fatto su base giornaliera considerati 365 i giorni dell’anno.

Misura dell’interesse legale di mora

Il tasso è determinato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze due volte all’anno.

Per il primo semestre dell’anno cui si riferisce il ritardo, è quello in vigore dal 1° gennaio, per il secondo semestre, è quello in vigore dal 1° luglio.

La tabella completa dei tassi di ogni semestre a far data dal 1° luglio 2002 è di facile reperimento on-line.

Attualmente, come anticipato, è pari all’8%.

Si applica ai contratti stipulati dopo l’8 agosto 2002.

Obbligo a risarcire le spese di recupero

Il decreto in parola prevede altresì di default a carico del debitore il rimborso dei costi sostenuti per il recupero delle somme non tempestivamente corrisposte in una misura forfettariamente quantificata in € 40,00.

E’ fatta salva la prova del maggior danno che può comprendere i costi di assistenza per il recupero del credito.

Il regime delle nullità e le prassi inique

Le clausole eventualmente contenute nel contratto che abbiano per oggetto il termine di pagamento, ovvero il saggio di interessi o il risarcimento dei costi di recupero, sono nulle (solo) se gravemente inique in danno del creditore.

Sono gravemente inique le clausole in contrasto con l’obbligo di buona fede nella formazione ed esecuzione dei contratti a tal punto da dare vita ad un regolamento di interessi sbilanciato ed abusivo.

Si presumono gravemente inique quelle clausole che escludono l’applicazione di interessi di mora ovvero il risarcimento dei costi di recupero. Nelle transazioni commerciali di cui (solo) la parte creditrice sia una PMI, anche quelle clausole che prevedano termini di pagamento superiori a 60 giorni.

La nullità può essere eccepita dalla parte creditrice ma anche dichiarata d’ufficio dal Giudice avuto riguardo a tutte le circostanze del caso.

Le clausole nulle vengono sostituite automaticamente dalle norme contenute nel decreto in parola.

Il creditore ha poi diritto anche al risarcimento del danno quando l’uso di clausole gravemente inique entra nell’uso comune e diviene prassi abituale nei rapporti con il creditore.

L’esonero da responsabilità

Il debitore si libera dalle responsabilità conseguenti il ritardo se prova che l’inadempimento è dipeso dall’impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile.

E’ d’obbligo a questo punto fare qualche osservazione sull’adempimento delle obbligazioni ai tempi della pandemia.

Difficile sostenere che un pagamento in denaro diventi impossibile.

Non è, però, da escludere come eventualità.

Infatti, l’art. 91 del decreto Cura Italia stabilisce che se il debitore prova che il ritardo o l’impossibilità di adempiere sia derivata non già dalla pandemia bensì dal rispetto delle misure autoritative, egli è esonerato dalle conseguenze del ritardo senza necessità di fornire la prova, davvero difficile, che l’inadempimento sia derivato da causa a lui non imputabile.

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