approfondimenti

Esercizi di riscrittura in ambito legal

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(vi dimostriamo che scrivere diverso è possibile!)

In questo articolo ti faremo vedere – ma anche toccare e sperimentare – come può cambiare l’effetto di una comunicazione legale quando ai tecnicismi si aggiungono le regole della scrittura efficace. Abbiamo fatto ciò che nessuno osa: abbiamo riscritto e abbiamo semplificato. 

Premessa

Ragioniamo spesso sulla bella scrittura – e anche su quella brutta – per tendere a una scrittura chiara, semplice e vicina a chi legge: una scrittura efficace. 

Ne abbiamo parlato anche in questo articolo sulla scrittura efficace e in questo, che invece tratta il legal design.

La strada che si sta delineando sempre più marcata è quella che sta portando da una scrittura intro-versa ad una scrittura estro-versa: verso il lettore e non ego riferita o autorefenziale. Una scrittura per farsi leggere e capire che risolve le distanze e fornisce risposte non che provoca domande. 

Tuttavia le vecchie abitudini sono difficili da scardinare o abbandonare.

La scrittura legale, si sa, è una tra le più tecniche (deve esserlo), ma tanto più è tecnica e aulica, tanto meno risulterà immediata, chiara e concreta.

Tecnicismo e “linguaggio macchina” a prescindere – non è questa la puntata sul lessico gergale – la competenza di chi si destreggia tra norme e costruzioni logiche difficili, non deve spersonalizzarsi avviluppandosi in sintassi arzigogolate e desuete “per meri tuziorsimi difensivi e completezza di analisi” . Ovvio chi vorrebbe un’analisi incompleta? Ma  se leggibile e comprensibile è meglio. 

Virtuosismi per senso di appartenenza, gorgheggi che risultano gargarismi, fanno perdere le impronte di chi l’ha scritta: ognuno è libero di smarrire il senso e il senno e anche il sonno, ma non di far perdere quello altrui, facendo perdere le tracce a chi sta seguendo con la brama di una risposta e si ritrova con l’affanno di un podista sfinito (rectius,  runner per essere più lega).

E allora a nostra volta, vediamo di non perdere il filo della trama ed entrare nel vivo.

È possibile scrivere diverso? Secondo noi sì.

Non solo, è possibile farlo rispettando la correttezza formale del messaggio e del contenuto, ma arrivando a chi legge con maggior immediatezza e chiarezza. 

E ciò anche facendosi ben leggere.

C’è un principio cardine su cui si muovono gli esperimenti che proponiamo che è anche quello del Legal Design: partire da chi legge e preoccupandosi di ciò che dovrà comprendere.

Fatti, non parole

Seguono quindi alcuni esempi, estratti di documenti che abbiamo poi riscritto.

[Fatti, persone e circostanze sono ispirate e tratte da casi concreti per essere più attinenti alla realtà, ma opportunamente e doverosamente neutralizzati.]

Primo esempio:

Egregi Signori,

sull’ipotesi di lavoro condivisa all’esito dell’ultimo incontro, proponiamo la seguente relazione, sia di sintesi, sullo stato attuale, sia di inizio, per il lavoro e le necessità da affrontare.

Lo abbiamo riscritto così:

<<Gentili Signori,

dopo esserci confrontati vi scriviamo questa relazione che riassume lo stato attuale e pone le basi per l’avvio del lavoro condiviso>>. 

Più semplice, chiara e diretta: vengono meno gli incisi e i giri di parole che costellano la prima stesura. In questo modo acquista più forza lo scopo della lettera: fare sintesi e avviare il lavoro. 

È fondamentale, quando si scrive, mettere a fuoco il messaggio PRIMA di iniziare a pigiare su tasti e trovare il modo più adeguato ma anche diretto di metterlo in luce.

Secondo esempio:

Vi è tuttavia la possibilità/rischio che possa beneficiare della convalidazione anche il marchio posteriore non registrato, purché i marchi non siano tra loro confondibili, ovvero nel caso in cui il rischio di confusione sia venuto meno per la sopravvenienza di “circostanze eccezionali”, qual è la coesistenza indisturbata per un importante lasso di tempo, unita all’inerzia del titolare del marchio registrato”.

La nostra traduzione:

<<Il marchio posteriore, non registrato, potrebbe essere convalidato a condizione che non sia confondibile con il marchio già registrato, oppure quando si presentano condizioni eccezionali quali:

la coesistenza dei due marchi per un lasso importante di tempo

unita all’inerzia del titolare del marchio registrato>>

Qui abbiamo eliminato alcuni dei verbi nominalizzati (convalidazione, sopravvenienza) che tendono ad appiattire la frase, a spersonalizzarla; abbiamo ridotto le subordinate e abbiamo usato l’elenco puntato per dare maggior visibilità alle condizioni che sostengono il concetto principale (la convalida del marchio non registrato).

Terzo esempio:

Il perfezionamento della proposta (e, dunque, la sottoscrizione degli Accordi Definitivi e l’esecuzione della compravendita rappresentata dalla presente Lettera) sarà subordinato al verificarsi dei seguenti presupposti e delle seguenti assunzioni: …

Più semplicemente si può scrivere invece così:

<<Prima di rendere valida la proposta, attraverso la sottoscrizione degli Accordi Definitivi e la compravendita rappresentata da questa Lettera, è necessario che: …>>

Di nuovo, sostituiamo il verbo nominalizzato (perfezionamento) con un’azione (rendere valida) e semplifichiamo in modo drastico il restante testo aiutandoci con la preposizione di inizio frase “prima” che apre le porte a un’affermazione più immediata e diretta. 

È necessario” contribuisce a togliere il peso che ciascuno sente sulle spalle quando legge “subordinazione”: non dobbiamo pensare solo alla chiarezza, ma anche all’effetto emozionale che hanno alcune parole su chi le legge, tanto più quando si legge di un proprio destino processuale o contrattuale.

Quarto esempio:

“I crediti aziendali sorti anteriormente al presente atto di cessione e non ancora soddisfatti s’intendono trasferiti in capo alla parte acquirente dell’azienda; formano oggetto di tale trasferimento i crediti verso i clienti e gli agenti evidenziati nell’elenco anzi allegato sotto la lettera B”.

Semplificando:

<<I crediti aziendali sorti prima del presente atto di cessione e non ancora saldati vengono trasferiti alla parte acquirente dell’azienda. Vengono trasferiti i crediti verso i clienti e gli agenti elencati nell’allegato B>>.

Qui l’intervento appare minimo. In  effetti abbiamo inciso solo su un paio di parole. “Anteriormente” e “formano oggetto” creano una complessità che si può ridurre usando parole semplici e più immediate come “prima” e “vengono trasferiti”.

Quinto esempio:

Ai finanziamenti effettuati a favore delle società dalla data di entrata in vigore del presente decreto e sino alla data del 31 dicembre 2020 non si applicano gli articoli 2467 e 2497 quinquies del codice civile.

Sarebbe più utile dire:

<<Sino al 31/12 il rimborso dei finanziamenti dei soci non passa in secondo piano rispetto ai creditori>>.

Qui abbiamo provocato, tanto più su una norma del Decreto Liquidità e non su una lettera o atto di parte, ne siamo consapevoli ma volevamo mettere in risalto una funzione importantissima di chi si occupa di diritto a fronte dell’incapacità, da parte di chi legifera, di scrivere in modo chiaro e semplice. Il rimando agli articoli 2467 e 2497 di fatto rende vuota la frase perché la gran parte delle persone non è in grado di capire o ricordare a cosa fanno riferimento i due articoli. Quale il senso quindi di una frase che porta nello stesso luogo di una strada chiusa?  

E ora due esempi più articolati dove il processo è quello di semplificare e rendere più immediato il messaggio.

“A tal fine, tuttavia, la legge distingue tra impossibilità totale, regolata dall’art. 1463 c.c., ai sensi del quale la parte liberata dalla propria obbligazione per impossibilità sopravvenuta definitiva (ai sensi dell’art. 1256 c.c.) non può pretendere la prestazione dall’altra parte e deve restituire quanto ricevuto (sono questi gli effetti della risoluzione contrattuale); e impossibilità parziale, regolata dall’art. 1464 c.c., ai sensi del quale, quando la prestazione di una delle parti è divenuta impossibile soltanto in parte, l’altra parte ha diritto ad una corrispondente riduzione della prestazione da essa dovuta (o il diritto di recesso, qualora abbia perduto interesse alla controprestazione).”

Noi lo riscriveremmo così:

Il Diritto prevede una distinzione tra:

  • impossibilità totale (art. 1463 c.c.): una delle due parti è nell’impossibilità di far fede all’obbligazione e deve quindi restituire quanto ricevuto (risoluzione del contratto)
  • impossibilità parziale: (art. 1464 c.c.): una delle due parti può corrispondere soltanto parzialmente alla prestazione e l’altra ha diritto a una riduzione di quando dovuto (o a recedere nel caso in cui sia venuto meno l’interesse)

—-

“In argomento si afferma (cfr. V. Roppo, Il Contratto, Milano 2001) che nei contratti di durata (ossia, quelli nei quali l’esecuzione delle reciproche prestazioni delle parti si protrae nel tempo, dei quali la locazione rappresenta il paradigma), l’impossibilità parziale può manifestarsi sul piano cronologico (sub specie di impossibilità a rendere la prestazione per un determinato arco di tempo), con la conseguenza che, in tal caso, deve trovare applicazione non già la disciplina dell’art. 1256 c.c. in tema di impossibilità temporanea (che si riferisce ai casi in cui il ritardo è scusato, ma, venuta meno la causa giustificativa, la prestazione deve eseguirsi per intero), bensì la disciplina dell’art. 1464 c.c. in tema di impossibilità parziale: ad esempio, secondo tale tesi, se nel corso di un rapporto di durata (poniamo, della durata di sei anni) la prestazione di una delle parti sia impossibile per alcuni mesi, l’altra parte avrà appunto il diritto ad una corrispondente riduzione della propria. “

Secondo noi è più comprensibile scritto come segue:

I contratti di durata sono quelli in cui le reciproche prestazioni si prolungano nel tempo, es. la locazione.

In questi contratti se l’impossibilità parziale di una delle parti si manifesta per un determinato arco di tempo (impossibilità sul piano cronologico) l’art. 1464 interviene a tutelare gli interessi della controparte che avrà diritto a una corrispondente diminuzione della propria prestazione (ovvero potrà corrispondere una cifra ridotta in proporzione all’arco di tempo in cui avviene l’impossibilità). Non si applica invece l’art. 1256 che disciplina l’impossibilità temporanea per cui il ritardo è scusato e risolta l’impossibilità momentanea, la prestazione riprende nel suo intero.

CONCLUSIONI

Sintesi. I contenuti dei documenti legali sono spesso impegnativi per la materia che trattano. Proprio in considerazione del loro inevitabile peso, il nostro invito è di semplificare la sintassi, alleggerendo per rendere più comprensibile il testo.

Vero, i tecnicismi salvano da una interpretazione soggettiva e certe parole o concetti vanno necessariamente usati (vd la scrittura dei medici). 

La leggerezza non è superficialità, e si associa con la precisione e la determinazione non con la vaghezza (Calvino). Con la pesantezza si rimane a terra; è con la leggerezza che si sale in alto.

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